Un chiarimento definitivo con i miei contatti che afferiscono alla sinistra “di movimento”.

Articolo del 7 ottobre 2019

Mi rivolgo a quei miei contatti che si riconoscono in quell’area politica di cui ho fatto parte per vent’anni: ovvero l’area della sinistra cosiddetta “radicale”, movimentista, di centri sociali e dintorni.
Il concetto da cui partire è molto semplice: io e voi non siamo più d’accordo su un cazzo.
Penso che le vostre posizioni su globalizzazione e frontiere siano tali e quali alle posizioni di quelle èlite economiche che, una volta, si chiamavano “padroni”.
Penso che le vostre recenti posizioni sulla politica internazionale – e cioè sulle recenti aggressioni militari degli Stati Uniti ai danni di altri paesi – siano un ribaltamento totale dei valori che voi stessi professavate fino a quindici anni fa.
Penso che dichiararsi “antifascisti” e, al contempo, considerare alleate quelle forze del neoliberismo che sono volte a distruggere le conquiste del movimento operaio – e dunque intendo giornali come Repubblica o partiti come +Europa – sia un insulto alla memoria degli operai e dei sindacalisti che, a loro tempo, sono stati uccisi o malmenati dalle camicie nere e brune.
Penso che la società atomizzata dove vengono spazzati via tutti i retaggi comunitari e territoriali, non coincida con l’emancipazione bensì rappresenti la sussunzione definitiva della sfera sociale e della vita umana entro la logica del mercato.

Voi, invece, di fronte a tutte queste obiezioni, siete in grado di articolare una parola e una parola soltanto: rossobruno.
Oppure, quando volete estendere un po’ di più il discorso, la frase ricorrente è “dici le stesse cose di Fusaro”: e questo, anche se falso, forse nella polemica ci può stare visto che voi, invece, dite le stesse cose di Mario Monti.
Questa divaricazione etica, filosofica e politica, per me, non implica alcun problema dal punto di vista umano-relazionale con le singole persone: l’errore politico – anche quello ch’io ritengo coincidere con lo stare dalla parte dei nemici di classe – non lo considero, infatti, un errore chiamante in causa la morale individuale.
Parimenti, ritengo che questa divaricazione, in teoria, non impedisca la discussione e l’analisi politica svolte da punti di vista divergenti. E’ evidente, però, che “questo lo dice Fusaro” o “rossobruno” sono sfoghi verbali che non hanno nulla a che fare con una discussione politica e tantomeno con un’analisi.

Tornando al tema della morale individuale, voglio con la presente sottolineare che non intendo più tollerare, su questa pagina, considerazioni di tipo personale o etichettature morali conseguenti a una mia posizione che non coincide con la vostra.
In altre parole, si può osteggiare anche molto duramente le mie posizioni, ma l’etichettare politicamene la mia persona come “di destra” non intendo più consentirlo.
Se, per esempio, dovessi di nuovo affermare di essere contrario alla politica “no border” e alla deregulation dei flussi migratori (posizioni, queste, peraltro osteggiate anche da numerosi esponenti della sinistra internazionale, Corbyn e Sanders in testa) e voi, commentando, doveste alludere al fatto ch’io per questo sarei un razzista, a quel punto le nostre strade telematiche si dividerebbero con un bel “blocca contatto”.
Questo perché ho più di trent’anni di attività politica di sinistra e di pratica antifascista alle spalle, con tanto di cicatrici giudiziarie e con un discreto numero di messe a rischio della vita. Quindi, la lezioncina morale da parte degli esponenti della “classe creativa”, non sono disposto a digerirla.
Nel 1999, ho aiutato delle famiglie immigrate a svolgere occupazioni e ne ho tratto, da allora, la conclusione che quel tipo di pratica si basi su singole emergenzialità e che non rechi prospettive di rinnovamento dello stato sociale. Per questo, quella pratica la abbbandonai immediatamente dopo averla sperimentata.
Quel poco o tanto che invece faccio adesso per i proletari immigrati coincide, da sei anni, con un atto di sensibilizzazione culturale: ovvero col fatto che gli africani appena sbarcati li porto a teatro, facendo loro raccontare agli spettatori le traversate del deserto e le traversate in mare effettuate per venire in Italia.
Il punto, però, è che sui palcoscenici ci porto anche i poveri italiani, ovvero persone che sono state estromesse dal mercato del lavoro e che non hanno mai incontrato, in tutta la loro vita, un militante dei centri sociali che fosse interessato ai loro problemi.
Per questo, non riconosco a nessun liberale o liberale-libertario il diritto di sproloquiare sentenze sullla mia persona in tema di morale, antirazzismo, antifascismo e quant’altro.
Continuate a fare quello che ritenete giusto, così come continuerò a farlo io. Ma se non riuscite a separare la divergenza politica dal giudizio morale, se siete arrivati alla fine della lettura di questo post traendo la conclusione che io sarei un “rossobruno” (cioè uno che cerca alleanze nel campo dell’estrema destra o che considera il fascismo una “forma diversa di socialismo”), allora o siete in malafede o siete del tutto idioti. E quindi, in tal caso, potrei solo dirvi di stare alla larga da me e di non rompermi i coglioni.
Del resto, io non ci vengo a sproloquiare sulle vostre bacheche.