Recensione Joker n° 1: il possibile effetto di lungo termine sui cinecomic

Articolo del 12 ottobre 2019

Il film Joker sta realizzando incassi da record in tutto il mondo e questo per chi come me, con approccio critico, segue il fenomeno dei cinecomic, porta all’interrogarsi sul possibile effetto di medio e lungo termine che il film potrebbe generare all’interno di tale genere.
La relazione dei cinecomic col cinema d’autore è stata, finora, spuria e sporadica.
Dico spuria perché la trilogia di Spider-Man diretta da Sam Raimi nel decennio scorso, per esempio, lasciava sì affiorare qua e là una visione autoriale, ma lo faceva ottenendo esiti altalenanti e venendo sovente sussunta dai diktat della produzione.
E dico sporadica perché l’unico caso di cinecomic d’autore a pieno titolo – ovvero la trilogia di Batman diretta da Christopher Nolan – sembrava destinato a rimanere isolato.

Questo, almeno, fino a oggi.
Infatti, con questo Joker di Todd Philipps non abbiamo soltanto, come nel caso di Nolan, un blockbuster commerciale diretto con taglio autoriale, ma qualcosa che arriva a divergere dal concetto stesso di cinecomic: siamo di fronte, cioè, al cinema d’autore che affronta, in assoluta autonomia, la letteratura seriale a fumetti e i suoi mitologemi.
Si torna quindi alla domanda: visto l’esito commerciale trionfale ottenuto da questo Oggetto Cinematografico Non Identificato che è Joker, tutto ciò potrà fungere da “precedente” e spingere quindi l’industria dei cinecomic ad azzardare in favore dell’autorialità e della sperimentazione?

Sul versante dei cinecomic Marvel, tale ipotesi appare oggi altamente improbabile.
Anche se l’avvento, a novembre, del canale televisivo Disney+ – con serie supereroistiche al seguito – potrà recare una relativa diversificazione stilistica, il modus operandi disneyano sembra ormai definitivamente strutturato intorno alla pedissequa fedeltà a quel canone estetico Disney-Marvel venutosi a definire, in maniera via via sempre più nitida, nel corso degli ultimi anni.
Suddetto canone, se da una parte garantisce l’eccellenza tecnica, dall’altra implica la reiterazione di clichè narrativi e, soprattutto, la conferma della volontà da parte dei produttori di continuare, a oltranza, col “boicottare” dall’interno l’epica supereroistica mescolandola all’umorismo più farsesco.

Sul versante dei cinecomic DC – di cui Joker fa parte – le possibilità d’un cambiamento in favore dell’autorialità sembrano invece maggiori, innanzitutto per ragioni industriali.
La produzione di film e serie tv tratte dai fumetti DC Comics, infatti, non fa capo a un’unica centrale strategico-operativa ma consta d’un insieme contraddittorio che vede i diritti per lo sfruttamento dei personaggi concessi a reti e studios differenti. In altre parole, è stata proprio questa precondizione di caos e indeterminazione espressa da Warner-DC a rendere possibile, oggi, la nascita dell’Oggetto Cinematografico Non Identificato chiamato Joker.
Il caos dei diritti disseminati in lungo e in largo, peraltro, ha generato diversificazione non soltanto stilistico-estetica ma anche ideologico-politica: se la DC esprime oggi, da una parte, le serie tv della rete televisiva CW (Arrow, Flash, Supergirl, ecc.) caratterizzate dalla totale sottomissione della trama alle esigenze di propaganda dell’ideologia liberal, dall’altra esprime in queste ore un film come Joker che, proprio contro suddetta ideologia, muove invece un attacco violento e frontale.

Dunque, la speranza è che Joker possa rappresentare, per il futuro, un punto di svolta del genere cinecomic – perlomeno per ciò che concerne l’asse produttivo della Warner-DC – e che non sia invece destinato a restare, come ora, una splendida anomalia.