Promuovre l’indistinzione, chiamandola uguaglianza

Articolo del 20 dicembre 2019

In quest’articolo, la femminista spagnola Coral Herrera descrive l’amore romantico come “espressione patriarcale da abbattere”: come al solito, l’ideologia liberal – in questo caso declinata in termini di femminismo intersezionale – gioca a confondere le acque e a definire impropriamente “uguaglianza” quella che è, in realtà, una spinta all’indistizione.
Con buona pace di quanto afferma la blogger spagnola nel link sottostante, le donne e gli uomini tendono sempre e comunque ad assumere dei ruoli definiti nelle dinamiche di coppia e questo per un semplice motivo: donne e uomini sono diversi e ognuno dei due insiemi è definito internamente da tratti comuni.
Ma è esattamente questa diversità che il pensiero liberal rifiuta perché, se accettato, il principio della differenza fra uomini e donne implicherebbe il riconoscere l’esistenza d’un piano identitario, negli esseri umani, che non sia intersezionale e transitorio.
E’ molto semplicistico affermare che la volontà d’imporre come verità scientifica la teoria transgenderista – cioè l’idea che l’identità di genere non abbia nulla a che fare col sesso biologico di nascita – sarebbe dovuta alle “lobby gay”.
Le lobby esistono in ogni campo, ma alla macchina riproduttiva del capitalismo, non importa nulla né dei diritti dei gay né dell’emancipazione della donna: importa, invece, usare strumentalmente qualsivoglia istanza utile a dissolvere i dispositivi identitari collettivi; questo in modo che la società e l’immaginario siano composti, esclusivamente, da singoli individui il cui insieme rispecchi la fluidità e la rapidità di trasformazione dei mercati.
A tale scopo, l’azione livellatrice volta a creare un Uomo Nuovo deprivato di retaggi generazionali e comunitari, si dispiega su più livelli:
a) attraverso la negazione dell’identità territoriale e l’esaltazione del nomadismo;
b) attraverso la negazione della memoria storica, ovvero attraverso la proposta di abolizione dalle scuole di quella letteratura del passato che non è conforme all’ideologia egemone del presente;
c) attraverso la negazione del sacro e del sovrasensibile: l’aspirazione dell’uomo a interrogarsi sulla propria finitezza e sull’universo intorno a sé, si è articolata per millenni in termini cultuali e collettivi; la realtà virtuale, oggi, rende ogni piano sovrasensibile fabbricabile e, soprattutto, esperibile individualmente, al di fuori di qualsivoglia ritualità di gruppo;
c) attraverso la negazione della propria identità biologica: questo può avvenire negando la relazione tra genere e biologia, oppure definendo “un parassita dentro al proprio corpo” la condizione di gravidanza, oppure ancora definendo “patriarcale” l’esistenza di differenze fra l’uomo e la donna.

In tutto questo, a essere spazzati via sono altresì decenni di teoria femminista della differenza: un approccio che, a differenza del femminismo odierno, connetteva la tematica dell’emancipazione della donna a quella della lotta di classe. Mi auguro che le femministe che si riconoscono ancora in suddetta prospettiva, facciano sentire la propria voce.