Il Parlamento Europeo mette al bando il comunismo, ovvero come e perché l’attuale “antifascismo” neoliberale sia un nemico di classe.

Articolo del 21 settembre 2019

Il 19 settembre, tutti i partiti neoliberali del Parlamento Europeo – e dunque tutti i partiti di PPE e PSE nonché le destre – hanno votato una risoluzione che equipara nazismo e comunismo. Un atto, questo, che appare propedeutico alla realizzazione di quanto già attuato in alcuni paesi dell’Europa dell’Est: la messa fuorilegge dei partiti comunisti.
Questo fatto, credo vada inserito nel contesto politico generale dell’Italia e dell’Europa.

In questi ultimi anni, in seguito al fenomeno cosiddetto populista e, per quanto riguarda l’Italia, in particolar modo in seguito all’ascesa al governo della Lega di Salvini, abbiamo visto il nascere di un nuovo antifascismo neoliberale che propone, nel dibattito pubblico e sui media, la tesi secondo cui le democrazie occidentali vivrebbero il pericolo dell’imminente ritorno d’un regime fascista o nazista.
Il nuovo antifascismo neoliberale si è presentato, innanzitutto, azzerando totalmente la memoria dell’antifascismo storico: laddove quest’ultimo era collegato alla critica del capitalismo, il nuovo antifascismo definisce invece “fascisti” coloro che si oppongono alla globalizzazione finanziaria;
laddove l’antifascismo storico era collegato alle lotte antimperialiste nel mondo, il nuovo antifascismo si mostra invece favorevole a tutte le aggressioni militari e a tutti i colpi di stato organizzati dagli Stati Uniti ai danni di altri paesi;
laddove l’antifascismo storico trovava ragion d’essere nel ripetuto schierarsi di fascisti e neofascisti, durante il ventesimo secolo, dalla parte della classe padronale e contro il movimento operaio, l’antifascismo neoliberale enuncia che l’unica ragione di opposizione al fascismo coinciderebbe con le teorie razziali, rispetto alle quali la contrarietà ai flussi migratori incontrolati rappresenterebbe la materializzazione odierna.
A tale proposito, è iniziata una campagna allarmistica contro i partitini neofascisti Forza Nuova e Casa Pound. All’interno di tale campagna, i media liberali hanno addirittura finito con lo “scoprire” – come fosse una cosa nuova di cui allarmarsi e non una liturgia vecchia di settant’anni – il raduno annuale dei nostalgici del Ventennio a Predappio.
Di fronte a questo “antifascismo”, io che a differenza dei liberali, nei decenni passati, contro i neofascisti ho combattuto fisicamente in piazza rischiando la vita più d’una volta, ho subito avvertito una sensazione di profonda ostilità. Un’ostilità non meno acuta, in quanto a intensità, di quella che provavo ai tempi in cui fronteggiavo i camerati impugnando un manico di piccone.

I motivi per cui ho finito col coltivare disprezzo e inimicizia verso questo nuovo antifascismo, sono numerosi:
a) innanzitutto, essendo svincolata – a differenza dell’antifascismo storico – da una visione critica del capitalismo, l’emergenzialità dell’antifascismo neoliberale volge chiaramente a favore dell’agenda politica di banche e finanza;
b) in secondo luogo, appaiono mendaci le ragioni materiali dell’emergenza prospettata: Forza Nuova e Casa Pound – malgrado la pubblicità ottenuta grazie alle campagne allarmistiche della sinistra – come risultato elettorale non si schiodano dal 2% complessivo; queste formazioni rappresentano un potenziale pericolo di rigurgiti squadristici come qualsivoglia partito neofascista europeo: ma da qui a elevarle al rango di preoccupazione principale ce ne corre;
c) in terzo luogo, l’antifascismo neoliberale è imbevuto di falsa coscienza giacché, sulla politica estera, dimostra di essere in tutto e per tutto l’erede del neofascismo del dopoguerra; infatti, in occasione della guerra civile in Ucraina nel 2014, abbiamo visto i liberali americani ed europei schierarsi senza pensarci due volte con un governo ucraino presieduto da ministri esplicitamente neonazisti; in occasione del tentato golpe promosso dagli USA in Venezuela agli inizi del 2019, abbiamo visto il segretario del PD italiano ereditare quello spazio politico ultra-atlantista che fu di Giorgio Almirante ai tempi in cui quest’ultimo esaltava il colpo di stato in Cile;
d) in quarto luogo, l’antifascismo neoliberale pone come proprio fondamento costitutivo la menzogna: ovvero la repressione del neofascismo non è affatto il suo obiettivo di lungo termine; lo ha detto chiaramente il deputato del PD Emanuele Fiano, due anni fa in un’intervista, al momento di presentare una legge che, secondo gli annunci, avrebbe dovuto osteggiare la diffusione di idee fasciste: nella visione di Fiano, a essere colpite dalla sua legge dovevano essere, infatti, anche tutte le posizioni contrarie all’eurofederalismo, ovvero al principio di stato unico europeo.

Con il voto anti-comunista al Parlamento Europeo di due giorni fa, dunque, si palesa ulterioremente quale sia l’obiettivo dei neoliberali.
L’obiettivo non è certo quello di reprimere i minuscoli partiti comunisti d’Europa: il movimento comunista internazionale non esiste più da trent’anni e io stesso, tra l’altro, ritengo che la prospettiva marxista e della lotta di classe debba affrancarsi dall’identificazione con quella specifica esperienza per afferire, invece, alla storia del movimento operaio nel suo complesso.
L’obiettivo non è neanche quello di reprimere le formazioni neofasciste: certo, negli ultimi anni i neofascisti si sono ritrovati a recitare strumentalmente la parte dei critici della globalizzazione finanziaria e, quindi, ora finiscono in mezzo. Ma quando essi tornano comodi alle strategie euro-atlantiche – come nel caso dell’Ucraina – ecco che nella visione dei liberali improvvisamente il tema razziale passa in ultimo piano.
L’obiettivo reale del neoliberalismo nel condannare le ideologie del XX secolo, dunque, non riguarda le medesime bensì consta del rendere illegale – o priva di spazio di manovra – qualunque prospettiva politica che realmente (marxisti, neo-socialisti, forze costituzionaliste) o per tornaconto strumentale (neofascisti e destre varie) si opponga alla visione imperiale di stato unico europeo e, soprattutto, programmi il primato dell’economia pubblica su quella privata.

Dunque, io credo che marxisti e socialisti debbano prendere atto del fatto che, coi neoliberali, sia oggi inamissibile qualsiasi prospettiva di fornte comune, qualunque compattamento “d’emergenza” i loro media propongano: i nostri percorsi e quelli neoliberali non possono incontrarsi né sull’antifascismo né – giusto per anticipare un problema che si paleserà a breve – sulla questione ambientale.
Sui temi suddetti così come su altri, noi siamo soli. E abbiamo, in questa fase, finanche il dovere storico di essere soli.
NON UN UOMO, NON UN SOLDO PER LE CAMPAGNE PROPAGANDISTICHE E STRUMENTALI DEI NEMICI DEI LAVORATORI.