Il negazionismo del suicidio economico e la sua valenza patologica.

Articolo dell’8 dicembre 2019

Penso che una delle espressioni di riflesso ideologico-patologico più incredibili che ho potuto riscontrare in questi dieci anni su facebook, sia stata la negazione delle cause socio-economiche dei suicidi.
Si tratta di una posizione abbastanza trasversale agli schieramenti ma, senza dubbio, prevalente a sinistra. Se qualcuno dei diretti interessati sta in questo momento leggendo, sappia che non mi sto riferendo specificamente a lui: sto riandando con la mente, invece, a circa una trentina di dialoghi con altrettante persone.
Ogni qualvolta ho pubblicato sulla mia pagina la notizia di un suicidio legato a vicende economiche, immancabilmente e puntualmente è arrivato un commento recitante il seguente assioma: non possiamo sapere perché le persone si suicidano. Non importa se il suicida – come nel caso al link sottostante – sia stato licenziato un giorno prima; non importa s’egli abbia lasciato un biglietto recante scritto nero su bianco “mi suicido per ragioni economiche”: secondo questi interlocutori ricorrenti, la causa non si può sapere punto e basta.
I più riflessivi fra i sostenitori di tale tesi, aggiungono che il suicidio nasce sempre da un insieme di concause. L’aspetto socio-economico, cioè, andrebbe a innestarsi in una condizione pregressa già in crisi per ragioni endogene di ordine psicologico ed esistenziale.
Quest’ultima articolazione del ragionamento, è certamente più accettabile ma non si capisce, allora, perché essa venga posta “a discolpa” del sistema socio-economico. Ammettiamo, cioè, che un licenziamento o un debito con Equitalia, rispetto a uno specifico suicidio, rappresentino solo una concausa fra le tante: per poter affermare che il sistema economico è corresponsabile di quel suicidio, deve forse sussistere una definita incidenza percentuale? E se sì, di quanto? Del 40-50%?
Per quanto mi riguarda, se pure l’incidenza della concausa socio-economica corrispondesse al 5%, troverei tale dato sufficiente per giudicare il sistema nel suo complesso come gravemente corresponsabile o, per meglio dire, indicante una società che ha completamente abdicato al ruolo costitutivo-costituzionale inerente al proteggere e sostenere gli uomini e le donne che ne fanno parte.
E allora; perché tante persone, di fronte a un suicidio avente concausa economica, sentono il bisogno di enunciare l’inconoscibilità assoluta delle sue cause? Perché sentono la necessità di attribuirsi un ruolo da avvocato difensore del capitalismo occidentale? Com’è possibile che sorga spontaneo l’istinto di proteggere quest’ultimo – anche forzando l’evidenza, come nel caso d’un suicidio immediatamente successivo a un licenziamento – da accuse ritenute ingiuste?
Sicuramente, l’aspetto patologico di questo atteggiamento protettivo nei confronti del sistema e il fatto ch’esso sia rilevabile più frequentemente fra le persone di sinistra, ci dice molto dell’attuale fase storica.