Il “fuoco amico” contro Checco Zalone

Articolo del 17 dicembre 2019

Ho avuto modo di ascoltare solo oggi la canzone Immigrato di Checco Zalone e, conoscendo le polemiche che l’hanno accompagnata in questi giorni, mi sono cascate le braccia.
Infatti, la canzone è stata definita “istigratrice al razzismo” dal Consiglio Italiano dei Rifugiati e ha ricevuto altre e analoghe accuse da sinistra.
Ora, la canzone è qui al link sottostante e – a meno che non siamo arrivati al punto di dover stabilire se un animale che abbaia si chiami “cane” o “gatto” – ciascuno può verificare di persona come questo brano sia invece, in modo chiaro e assolutamente inequivocabile, una satira volta a deridere i timori degli italiani nei confronti dell’immigrazione.
Un punto di vista che, come per altre prese di posizione satiriche di Zalone, io non condivido granché.
Infatti, ritengo che l’avversione al razzismo debba focalizzarsi contro chi attribuisce colpa agli immigrati per la situazione attuale, ma la posizione tipicamente di sinistra e veicolante il concetto “chi se ne frega dei costi sociali dell’immigrazione” – la quale sembra un po’ emergere dal messaggio rassicurante di questo video – ritengo non abbia nulla a che vedere con l’antirazzismo. Si può e si deve, infatti, essere antirazzisti ma, al contempo, riconoscere che i costi sociali dell’immigrazione esistono eccome.
Detto questo, però, rimane il fatto che una canzone chiaramente pro-immigrazione sia stata definita “istigatrice al razzismo”.
Se l’ideologia liberale arriva al punto di far cadere i propri stessi esponenti sotto un fuoco amico, che livelli di integralismo ed estremismo sta mai toccando la sua deriva?