I Gilet Gialli e l’Amore del Tempo

Articolo del 19 dicembre 2019

Tra le fiamme della rivolta di classe, sboccia l’amore del tempo.
Ovvero s’interrompe la concezione angosciata e passiva dello scorrere inesorabile del tempo e si riaccende, al contrario, la percezione collettiva del futuro; un futuro inteso come possibilità e come forza creatrice, laddove il presente torna a mostrare la sua forza di istante generatore di ogni possibilità a-venire.
Laddove la classe dominante spacciava i propri interessi e le proprie strategie come percorso ineluttabile della Storia, i ceti proletari e proletarizzati rivendicano innanzitutto il diritto a spezzare l’incantesimo ideologico di quella presunta ineluttabilità.
Come in tutte le fasi di lotta di classe del passato, l’autonomia operaia (intendendo per “operaia” la dimensione collettiva, concatenata e cooperante della produzione sociale) è anche oggi volontà irriducibile di definire il proprio destino.
Amore del tempo, dunque, ma anche amore della vita: quell’imponente spinta comune alla vita e all’a-venire che le forze post-umane della Tecnica – intenzionate a sottomettere la società e l’umanità agli algoritmi finanziari – hanno cercato di spegnere e fagocitare.