Gilet Gialli e Sardine, ovvero due opposti inconciliabili.

Articolo del 12 dicembre 2019

In questa intervista, Fausto Bertinotti afferma: “Lo spazio per la rinascita della sinistra oggi sta fuori dalla politica: nelle sardine, nei movimenti ambientalisti impropriamente definiti ‘gretini’, nei jilet jaunes”.

Mi sarei risparmiato volentieri di commentare quest’affermazione, se Bertinotti non vi avesse inserito i gilet gialli. Senza la menzione di questi ultimi, infatti, si sarebbe trattato di un’affermazione legittima ancorché esprimente un punto di vista liberale ch’è agli antipodi del mio. L’inserimento di sardine e gilet gialli in uno stesso elenco, invece, trasforma quella che poteva essere un’affermazione non condivisibile in un’affermazione senza senso.
In buona sostanza, Bertinotti non coglie alcune semplici evidenze:

1) La forma-movimento non ha mai coinciso, in sé, con una qualificazione politica. La forma-movimento è per l’appunto, una forma e, come tale, può essere fatta propria da qualsiasi dottrina politica.

2) Se quanto sopra vale come invariante storica, a maggior ragione dovrebbe essere storicamente compreso oggi; ovvero dopo decenni di movimenti di piazza, in tutto il mondo, non già anti-capitalisti e anti-imperialisti ma, al contrario, filo-liberisti e filo-atlantisti: movimenti come Optor in Serbia, Piazza Maidan in Ucraina, Femen e tanto altro ancora.
Dunque, la forma-movimento, in quanto tale, politicamente non significa nulla: a qualificare un movimento di piazza, possono essere solo ed esclusivamente gli aspetti programmatici ed enunciativi che la forma-movimento veicola e cioè i contenuti.

3) In questo senso, c’è poco da soffermarsi su eventuali sottigliezze teoriche: il movimento francese dei gilet gialli si pone contro gli indirizzi politici del capitalismo globalizzato finanziario e, di conseguenza, anche contro gli indirizzi neoliberali dell’Unione Europea.
Il movimento italiano delle sardine, al contrario, nasce come reazione a un analogo rigetto della globalizzazione espresso dall’opinione pubblica italiana, al fine di riaffermare la presunta – anche se ormai storicamente smentita – valenza di ineluttabilità del processo di governance sovranazionale e a-costituzionale dei mercati e delle istituzioni.

Insomma, siamo di fronte a un riflesso condizionato che attribuisce valenza “di sinistra” a qualsivoglia forma-movimento, senza considerare che oggi, invece, la diade categoriale destra-sinistra rende pressoché impossibile la lettura delle relazioni e delle contraddizioni inerenti alla diade classe-capitale.