Craxi e la necessità d’un giudizio storico che lasci sospesa la contraddizione.

Articolo del 20 dicembre 2019

Quando uscirà il film Hammamet di Gianni Amelio, bisognerà avere pazienza.
Intendo dire che bisognerà spiegare, a tanti filo-craxiani di vecchio e nuovo conio, che la loro memoria è impropriamente selettiva.
Nella storia del leader PSI, infatti, a ogni Sigonella fanno da contraltare una decina e passa di atti di subordinazione agli Stati Uniti, tipo la “tolleranza zero” sugli spinelli – scimmiottante Bush senior – in seguito alla quale si arrestò elettoralmente “l’onda lunga socialista”.
A ogni profetica dichiarazione sull’euro e sull’Unione Europea rilasciata ai tempi dell’esilio in Tunisia, fanno da contraltare gli atti e gli intenti di trasformare lo stato in senso neo-liberale e che hanno anticipato quelle “riforme” della Seconda Repubblica che, nel corso d’un trentennio, hanno condotto nel baratro un paese che era fino a pochi anni prima quarta potenza economica mondiale.
Io ho sputato sulla giacca di Craxi nel 1990 quand’era al massimo del potere – prendendo altresì una gomitata sullo stomaco dalle guardie del corpo – ma ho parimenti provato un certo disgusto vedendo coloro che gli tiravano le monetine quando oramai quel potere egli l’aveva irrimediabilmente perduto.
L’ho considerato un nemico politico in ragione della prospettiva riformista-piduista, da lui abbracciata più o meno a partire dagli anni ’80.
Ma lo considero, al contempo, un uomo che ha pagato oltre il dovuto e che, soprattutto, non ha pagato per insorgenza popolare bensì per l’azione eversiva della magistratura e di quei poteri sovranazionali che – disponendo di ampia parte degli ex-PCI come i pupari dispongono delle marionette – di lì a poco avrebbero fatto a pezzi la Repubblica distruggendone l’economia pubblica ed esautorandone la Costituzione.
Tutto questo per dire: non è che bisogna sempre definirsi, su tutto, ultimativamente pro o contro.
Un giudizio storico, cioè, può accogliere in sé la contraddizione e, alla fine, lasciarla sospesa, non pretendere sempre e comunque di oltrepassarla dialetticamente. E questo ritengo valga soprattutto quando si parla, come nel caso di Craxi, d’un percorso politico contraddittorio.

Ecco le prime immagini del film di Gianni Amelio con Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi, che arriva nelle sale il 9 gennaio. Basato…