C’è bisogno di anticomunismo (ma no, non nel senso che pensate voi)

Articolo del 2 dicembre 2019

In questo momento, non ho tempo di dilungarmi sull’argomento e lo farò più avanti. Nell’immediato, però, sento l’impellenza di affermare che quella della bandiera rossa con falce e martello cacciata via dalla piazza del movimento delle sardine, è una notizia assolutamente positiva.
Parimenti, se dovessi scegliere quale sia stato l’evento più positivo del 2019, molto probabilmente opterei per il voto del Parlamento Europeo che, alcuni mesi fa, ha equiparato nazismo e comunismo.
Non sto facendo una provocazione e sono altresì lontano da certe logiche del “tanto peggio tanto meglio”: penso semplicemente che, in questa fase, vi sia assoluta necessità che il processo di trasformazione in senso neoliberale compiuto dalla sinistra, si traduca in memoria storica ed enunciati di base. Ciò significa che l’anticomunismo è già ora – anzi da anni – principio costitutivo della sinistra ma, a causa del retaggio del secolo scorso e di cui alcuni esponenti della medesima ancora conservano vagamente memoria, sussiste un certo pudore nel dichiararlo e sancirlo esplicitamente.
C’è bisogno che all’attuale adesione pedissequa all’atlantismo e alle politiche di aggressione americane ai danni di altri paesi, alla comunanza di valori con le multinazionali e col mondo finanziario nell’auspicio di un mondo senza confini e, infine, al disprezzo e all’odio per le classi povere ree di pretendere protezione sociale, si unisca una memoria storica integralmente anticomunista e che l’anticomunismo, di conseguenza, sia enunciato collettivamente dall’opinione pubblica progressista per quello che già adesso è, ovvero un principio fondativo della sinistra.
Se questa esplicitazione di una condizione ideologica già in essere si verficasse, dal punto di vista della narrazione neoliberale si determinerebbero numerosi cortocircuiti.
In primo luogo, tutte le accuse liberali di essere “di destra” rivolte a chi si oppone alla globalizzazione, assumerebbero diversa connotazione: esse si dovrebbero accompagnare, infatti, all’enunciazione del fatto che anche il comunismo in quanto tale sia stato un’ideologia “di destra”. Il 90% delle accuse di “rossobrunismo” che i liberali muovono oggi a chiunque dissenta dai loro assiomi, difatti, sono in realtà accuse di comunismo o di socialismo.
Infatti, alcune figure di sinistra già affermano che l’opposizione al sistema capitalista è, sempre e comunque, di destra.
In altre parole, con la presa d’atto del proprio anticomunismo viscerale e costitutivo, la sinistra semplificherebbe il quadro politico, sciogliendo ambiguità e lascerebbe libere intelligenze singole e forze sociali.
Sancita la rottura tra classi povere e borghesia progressista, la bandiera rossa potrebbe, come diceva Pasolini, tornare a essere finalmente uno straccio che possa essere sventolato dai più poveri.