Vorrei vedere Satana cadere come la folgore (ma a cadere, il più delle volte, sono soltanto le mie palle)

I cacciatori di messaggi pedofili e satanici, le loro frequenti sciocchezze
In rete, fra i critici della globalizzazione, tra le tante cose ricorre anche l’analisi dei presunti messaggi satanisti e pedofili che sarebbero presenti nella produzione culturale mainstream.
In genere, non parlo di questo tema perché fino a oggi ho potuto constatare di persona quanto suddetto filone generi cantonate interpretative di portata imbarazzante.
Per esempio, nel giugno del 2016 sono state diffuse online interpretazioni sulla presunta valenza satanica di uno spettacolo di teatro di ricerca, diretto dal regista Volker Hesse e volto a celebrare il traforo del Gottardo: alcuni bloggher che non sanno assolutamente nulla di teatro, vedendo in quello spettacolo una citazione iconica tratta da Walter Benjamin dell’Angelo della Storia con la testa voltata all’indietro, hanno capito fischi per fiaschi e ci hanno visto Lucifero.
Questo è giusto un esempio fra i tanti ma, se si va dietro a questi cacciatori improvvisati di messaggi satanisti, le cantonate abbondano. Questo si verifica per vari motivi, a cominciare dall’incapacità di distinguere correttamente tra il satanismo vero e proprio e quel piano di espressione dionisiaca che è invece elemento fondante di tutte le arti in quanto tali. Se uno non è in grado di distinguere fra Dioniso e Satana, ebbene, la critica d’arte non è cosa per lui (ci sarebbe altresì la distinzione tra luciferico e satanico, ma di questo in altra occasione).
Del resto, grazie a quest’approccio approssimativo perfino io – che nelle produzioni teatrali di taglio drammatico notoriamente porto avanti un paradigma filosofico di taglio cristiano a-confessionale – a causa di questa o quella scelta estetica potrei finire nella lista nera dei “satanisti”.

Il progressivo sdoganamento della pedofilia come fenomeno visibile
Chiarito che i cacciatori di messaggi satanici spesso e volentieri sparano cazzate, però, il discorso cambia nel momento in cui ci si sofferma sull’esistenza o meno del problema: ebbene, io ritengo che il problema esista eccome ma che, per essere trattato, richieda una certa competenza della materia nonché una comprensione storica della conquistata autonomia dell’arte nel Novecento; questo al fine di fugare certe tendenze censorie che, trasversalmente, affiorano in un’epoca contrassegnata da isteria psico-sociale su tutti gli argomenti.
Prendendo un esempio completamente diverso, a Vergato in provincia di Bologna il 7 aprile di quest’anno è stata inagurata una statua/fontana dell’artista Luigi Ontani che, secondo l’autore, rappresenterebbe l’aspirazione dell’uomo al viaggio e al miglioramento della propria vita. Quello che però la statua all’atto pratico raffigura, è un satiro con le corna e il membro in erezione, che tiene sulle spalle un giovinetto alato: di qui, l’accusa di satanismo sul web. A questo, si aggiungono i fatti che altre opere del medesimo autore abbiano per oggetto figure efebiche di minore età ritratte con evidente connotazione erotica e che, infatti, suddette opere abbiano subìto censura in più occasioni. Naturalmente, la reazione di critica e stampa alle censure ricevute da Ontani, consta dell’affermare che si tratti d’un geniale provocatore capace di mettere a soqquadro il perbenismo borghese. Inoltre, viene correttamente fatto notare che l’erotismo pederasta è presente da sempre nelle arti: analoghe polemiche hanno investito le opere di Balthus, per non parlare delle innumerevoli raffigurazioni erotiche di relazioni tra adulti e giovinetti che sono presenti nella pittura vascolare della Grecia Antica.
Dunque, non si può trasecolare come se si fosse dinanzi a una novità quando, invece, ci troviamo di fronte a un tema che l’arte ha sempre avuto come oggetto di rappresentazione. Con altrettanta evidenza, il punto non consta dell’invocare la censura bensì del comprendere in quale contesto storico-culturale, oggi, questo tipo di opere si collochi. In tal caso, va detto subito che si tratta d’un contesto molto diverso e decisamente più controverso di quello in cui operavano le avanguardie d’inizio Novecento. Si tratta d’un contesto in cui il vecchio perbenismo borghese è collocato, dall’anarco-capitalismo odierno, in posizione di minoranza e minorità. Si tratta altresì d’un contesto in cui, al di fuori dell’ambito artistico, risulta piuttosto difficile il non notare la progressiva propagazione del messaggio “l’amore non ha limiti d’età”.
È certo difficile – e ciò malgrado decisamente possibile – scrivere una trattazione, scevra da approssimazioni e isterismi, sul lento ma inesorabile processo di sdoganamento della pedofilia che si sta materializzando sotto i nostri occhi. Redigere suddetta trattazione, richiederebbe la mera elencazione di vicende culturali come, per esempio, la mostra d’arte del settembre 2017 a San Paolo in Brasile, che ha visto l’interazione diretta tra bambine e uomini adulti completamente nudi; nonché l’elencazione di vicende accademiche quali, per esempio, l’articolo della rivista specialistica americana Sexuality and Culture che, nel dicembre 2018, ha classificato la pedofilia non già come perversione bensì come “orientamento”.
Insomma, in questa fase un problema pedofilia esiste e, quindi, è abbastanza inevitabile che opere come quelle di Ontani e di Balthus possano, da molti, venire inquadrate come parte di tale contesto generale. Dunque, se la censura è un’istanza pericolosamente regressiva, certamente è altrettanto pericoloso negare l’esistenza di suddetto contesto.

Il liberalismo reale come realizzazione storica del satanismo
Per quanto riguarda invece il tema del satanismo nella società anarco-capitalista, leggendo gli indirizzi generali della Chiesa di Satana fondata da Anton LaVey negli anni ‘70, scorgiamo in essi l’esaltazione della sovranità dell’individuo a discapito della collettività, nonché il culto del soddisfacimento d’ogni piacere sensibile. Ebbene, quale differenza sussiste tra questi precetti del satanismo codificato e gli stimoli, gli imperativi, i filosofemi che ogni giorno, tramite flusso d’informazione e di consumo, il Liberalismo Reale in cui siamo immersi produce e propaga?
Infatti, bisognerebbe prendere atto di un’evidenza storica: laddove l’ateismo di stato del socialismo reale ha totalmente fallito, il sistema neoliberale ha invece e pienamente trionfato. La spiritualità e la percezione del sacro, per la prima volta nella storia umana, sono in via di completa dissoluzione.
L’interrogazione fondativa dell’umano sul rapporto tra la propria finitezza mortale e l’incommensurabile infinità dell’universo circostante, non si pone più: un po’ perché ogni piano sovrasensibile e immaginario può essere oggi generato virtualmente e un po’ per ragioni filosofiche.
Quando infatti un filosofo come Roberto Marchesini (autore del saggio Post Human) sostiene che, grazie all’ibridazione uomo-macchina, sia finita la separazione tra uomo e universo – nel senso che l’uomo-macchina è generatore di realtà al pari dell’universo stesso – la sfera del sacro si assottiglia fino a dissolversi. Tutto ciò che rimane, all’interno di questa totalizzante immanenza, sono solo gli assolutismi religiosi: ma questi ultimi constano di assiomi e dogni che rispondono al bisogno identitario neo-tribale degli uomini a fronte della dispersione nella società liquida, non certo alla ricerca del sovrasensibile o del metafisico.

I tradizionalisti cattolici, ovvero sulla necessità di evitare le cattive compagnie
Dunque, per affrontare questi problemi occorrono la competenza, lo storicamente compreso e, soprattutto, l’assoluta autonomia dalle polarità ideologiche del dibattito pubblico.
Attualmente, gli unici a porre questi temi sono difatti i tradizionalisti cattolici: vale a dire una costellazione politico-culturale che è stata per secoli schierata dalla parte del paradigma capitalista fintanto che quest’ultimo risultava ancorato ai retaggi dell’ancien régime patriarcale e clericale. Dunque, i tradizionalisti cattolici si sono molto tardivamente convertiti alla critica al capitalismo e rispondono oggi alle contraddizioni di quest’ultimo in termini meramente re-attivi, nostalgici, neo-disciplinari e con una cultura della democrazia che risulta come minimo deficitaria (per non parlare del fatto che, rispetto all’autonomia conquistata dall’arte nel XX secolo, queste persone tornerebbero invece e volentieri all’approccio di Giulio II).
Occorre, a chi vuole investigare questi temi, il dotarsi d’una compagnia che sia di ben altro spessore intellettuale e che esprima ben altra autonomia filosofica. Diversamente, se il campo di questa discussione rimanesse appannaggio dei soli tradizionalisti cattolici, risulterebbe null’altro che l’impossibilità di produrre teoria critica sull’argomento e, di conseguenza, io non potrei fare altro che continuare a ribadire quanto scritto nel titolo del presente intervento: vorrei vedere Satana cadere come la folgore ma a cadere, il più delle volte, sono soltanto le mie palle.