Auguri di buon 25 aprile a coloro che hanno sempre difeso la Costituzione, cioè a pochissime persone. (Con un elenco di capi di accusa volto alla condanna della Seconda Repubblica)

Cominciamo col liquidare le due retoriche sul 25 aprile che risultano prevalenti sui social network, in modo da poter passare subito oltre.
1) La retorica della sinistra istituzionale intorno al 25 aprile è da respingere per ragioni logiche, prima ancora che politiche: chi ha accettato che, nel 2012, gli organismi elettivi venissero deprivati del potere di decidere sul bilancio dello Stato e che tale potere decisionale andasse a un organismo sovranazionale non elettivo come la Commissione Europea; chi appoggia pedissequamente da alcuni anni tutte le azioni di aggressione militare degli Stati Uniti in giro per il mondo anche quando quest’ultime (vedi attacco alla Libia del 2011) sono in palese contrasto con gli interessi dell’Italia; chi è responsabile di tutto questo, ebbene, il concetto di Liberazione non dovrebbe neppure avere il diritto di menzionarlo, figuriamoci celebrarne la ricorrenza.
2) La retorica rossobruna e fascisteggiante, secondo la quale dalla Liberazione in poi l’Italia avrebbe perso la propria sovranità diventando una colonia statunitense, parte dal dato certamente incontestabile della settantennale sovranità limitata del nostro paese, ma omette alcuni particolari: il movimento operaio italiano si trovò a contrastare più e più volte quella limitazione della sovranità, ricavandone come risposta la strategia della tensione degli anni ’60 e ’70; i neofascisti che tanto si riempiono la bocca del concetto di nazione, con quella strategia della tensione osteggiante quel poco di sovranità che l’Italia ancora aveva, invece ci si allearono in chiave anticomunista.

Tolte di mezzo le due ricorrenti e ipocrite retoriche della sinistra e della destra, va da sé che celebrare la Liberazione del 25 aprile 1945 significa celebrare il ritorno, di lì a poco, del costituzionalismo democratico e del principio di sovranità popolare che esso materializza.
I miei auguri di buon 25 aprile, quindi, vanno a tutti coloro che il costituzionalismo l’hanno difeso negli ultimi anni e continuano a difenderlo.
I miei auguri di buon 25 aprile, altresì, vanno a chi non si è fatto incantare dalle sirene che, negli ultimi quarant’anni, hanno ripetuto i mantra su una Costituzione “vecchia”, “superata” o “da modernizzare”. La Costituzione, certamente, prevede il fatto di poter subire cambiamenti, ma le suddette sirene di questi ultimi decenni non hanno mai saputo spiegare quale articolo della Carta nuocesse concretamente alla società italiana e quando l’hanno fatto – come nel caso della proposta di riforma dell’Articolo 41 – hanno chiaramente evidenziato il mero intento ideologico di svincolare l’economia dal controllo pubblico.
Dunque i miei auguri odierni di buon 25 aprile vanno a pochissime persone, ovvero a coloro che:
1) Considerano le teorizzazioni anni ’70 di Norberto Bobbio e Toni Negri, inerenti alla presunta contrapposizione tra “costituzione formale” e “costituzione reale”, nulla più che prestidigitazione retorica mascherata da analisi.
2) Ritengono il Piano di Rinascita Democratica della P2, un progetto volto a sottrarre potere alle organizzazioni sociali di massa, a uniformare le istituzioni agli interessi delle classi economiche dominanti e, quindi, un progetto neoliberista ante litteram.
3) Reputano i discorsi che, negli anni ’80, Bettino Craxi andava ripetendo sulla necessità di una riforma della Repubblica in senso presidenzialista, come un dato di continuità con la succitata prospettiva piduista-liberista.
4) Pensano che le ripetute sentenze con cui, dal 1984 a oggi, la Corte Costituzionale ha sancito il primato dei Trattati europei sulla Costituzione della Repubblica, rappresentino un fenomeno di eversione interna ai vertici dello Stato. Tesi, quest’ultima, supportata anche dal fatto che le prese di posizione delle Corti Cosituzionali di altri paesi europei, hanno espresso nel tempo pareri di segno diametralmente opposto.
5) Non hanno mai votato a favore né firmato per i referendum promossi da Mario Segni negli anni ’90 né per quelli successivamente proposti dal Partito Radicale: questo perché si è trattato di consultazioni autenticamente e letteralmente populiste, che hanno disarticolato il principio di rappresentanza democratica, che col maggioritario hanno reso ineffettivo il principio “una testa, un voto”, che hanno condotto la Repubblica italiana verso un delirante processo di scimmiottamento dei sistemi istituzionali anglosassoni.
6) Valutano i ripetuti annunci e tentativi di riforma della Costituzione espressi nel corso degli anni da Silvio Berlusconi, come espressione d’un paradigma ideologico volto a depotenziare il principio di rappresentanza democratica nonché a creare le precondizioni per lo smantellamento dell’economia pubblica.
7) Accusano i vari tentativi della Lega – la tentata Riforma del 2006 e l’attuale progetto di regionalizzazione – di nascondere un intento di scardinamento e deregulation rispetto al controllo pubblico sugli indirizzi economici e sui bilanci.
8) Giudicano i diversi tentativi di riforma della Costituzione espressi dal centrosinistra – la Bicamerale di Massimo D’Alema negli anni ’90, nonché le riforme annunciate e tentate da Enrico Letta e Matteo Renzi nel presente decennio – come aventi i medesimi obiettivi dei tentativi effettuati dal centrodestra: ovvero, la destrutturazione dell’impianto parlamentarista della Repubblica e lo scardinamento del controllo pubblico sull’economia.
9) Denunciano le riforme agli Articoli 81, 116 e 119 – realizzate dal Governo Monti nel 2012 – come il più grave atto di eversione dell’ordine costituzionale andato a compimento nella storia della Repubblica: con quell’azione eversiva, infatti, è stato sottratto al Parlamento e agli enti locali il basilare principio democratico di poter decidere sui bilanci delle Regioni e dello Stato.
10) Considerano le ripetute dichiarazioni rilasciate negli anni scorsi da Beppe Grillo sul fatto che la Costituzione sarebbe “vecchia” e “superata”, come espressione dell’aderenza di quest’ultimo al paradigma neoliberista della Seconda Repubblica.
11) Auspicano che, per tutte le ragioni sopra citate, il periodo storico chiamato Seconda Repubblica con tutti i suoi assiomi e tutte le sue categorie terminologiche – da “fare le riforme” a “partitocrazia” – subiscano un processo retrospettivo che condanni quell’oscuro ventennio in quanto fase storica di sospensione della democrazia nonché contrassegnata da estremismo ideologico.

Concludendo, i miei aguri di buon 25 aprile vanno a quei pochi patrioti, socialisti e democratici che sono d’accordo nel condannare politicamente tutti i fatti e i protagonisti sopra in elenco.
A coloro che invece la Costituzione l’hanno sempre osteggiata (destra), nonché a coloro che hanno alternato ipocritamente difese e attacchi alla medesima a seconda della fase politica e del governo in carica (sinistra), non auguro buon 25 aprile bensì buona permanenza nella pattumiera della storia.