Il progetto di riforma scolastica di Attali ed Henry Levy, ovvero il teatro di guerra della filosofia

Siamo immersi in una guerra che, per ora, nei paesi occidentali stiamo combattendo con metodi incruenti, ma che è comunque una guerra.
Il motivo per cui la situazione attuale è definibile come guerra, ha a che fare con la fine del paradigma di compromesso e mediazione che ha caratterizzato le società capitaliste nel Ventesimo Secolo, vale a dire il compromesso fra le istanze del socialismo/comunismo e l’ideologia liberale.
Quest’ultima, divenuta egemone, ha unilateralmente deciso la rottura della mediazione puntando alla dissoluzione dei compromessi normativi che sono stati determinati dalla lotta di classe operaia nel secolo scorso, vale a dire il welfare state. Oltre al versante legislativo e istituzionale, l’ideologia liberale – che s’identifica ormai integralmente con il liberismo, ovvero con quella ch’era in origine una variante estremistica – persegue una visione generale che non prevede, come nel Novecento, la coesistenza democratica con altre ideologie.
Di qui il concetto di guerra: se la mediazione risulta essere tagliata fuori dall’orizzonte delle possibilità, le uniche opzioni sul tavolo restano la vittoria totalizzante e totalitaria del liberismo o, al contrario, un suo collasso e una sua delegittimazione di massa che risultino similari – in quanto sconfitta storica irreversibile – al tracollo subìto dal movimento comunista internazionale trent’anni orsono.
In un paese come l’Italia, ove la politica di qualsivoglia partito è lontana dalla conoscenza della teoria e delle scienze sociali, ove vige la superstizione popolare secondo cui politica e filosofia non avrebbero relazione alcuna, risulta difficile comprendere quanto possa essere strategicamente cruciale, fra tutti i teatri di guerra oggi aperti, quello specificamente accademico e filosofico.
Per aiutare suddetta comprensione, riporto di seguito le linee generali del progetto con cui due fra i più noti nonché più estremisti esponenti europei del liberismo-globalismo – Bernard Henry Levy e Jacques Attali – intendono conformare il sistema scolastico francese ai dogmi della propria ideologia.
Il fatto che Henry Levy e Attali siano associabili al campo politico-ideologico convenzionalmente denominato “sinistra”, rappresenta una delle innumerevoli dimostrazioni di come la lettura della realtà secondo la dicotomia destra-sinistra, oggi, impedisca completamente di cogliere i nodi dell’assai più puntuale e decisiva dicotomia classe-capitale.

“La riforma della maturità, nota come Riforma Blanquer, vuole rivoluzionare l’insegnamento della filosofia con l’introduzione di temi moderni resi popolari da grandi autori contemporanei come Jacques Attali e Bernard-Henri Lévy
Le nozioni del lavoro di Marx e dell’inconscio di Freud sono oggi ampiamente superate nella nostra società globalizzata e liberale.
Nell’era delle start-up, è ovvio che l’insegnamento della filosofia avesse bisogno di una buona spazzata.
Una trappola per le barbe rivoluzionarie o gli psichiatri nevrotici: il tempo è multi-liberalismo e libero scambio.
Offrendo un approccio tematico accessibile a tutti, le opere di Jacques Attali e Bernard-Henri Lévy quindi appariranno nei libri di testo di filosofia a partire dall’anno scolastico 2019.
Privatizzazioni, conflitti economici, crescita della famiglia in azienda e tassi di rendimento degli investimenti in borsa saranno quindi i nuovi valori insegnati in filosofia. Era giunto il momento.”