La guerra in Siria e chi è davvero responsabile del “clima da anni ’30” in Europa

Di nuovo, la guerra in Siria fa salire la tensione internazionale e tornano a fronteggiarsi, direttamente e ravvicinatamente, eserciti dotati di armamenti nucleari.
E’ dal 2014 che stiamo ballando questa rumba: il fatto che in occasione delle situazioni critiche succedutesi in questi quattro anni non si sia verificata un’escalation, non significa affatto che quel rischio non penda ogni giorno sulle nostre teste.
Questo significa che, da quattro anni, la totale rimozione percettiva di tale rischio da parte dell’opinione pubblica è qualificabile, semplicemente, come rimbecillimento di massa.
Al contempo, la semi-totale assenza dalle piazze di quei movimenti pacifisti e antagonisti che, fino a quindici anni fa, protestavano contro le aggressioni Nato – unitamente all’appoggio sia implicito che esplicito, da parte della maggioranza della cosiddetta “sinistra”, a quelle medesime aggressioni – è un comportamento qualificabile, nei suoi effetti, come infame.
Infine, la ridotta e discontinua copertura che i media mainstream forniscono a quest’area di notizie, la quasi totale assenza di menzione dei rischi da parte dei commentatori, sono tutti elementi su cui è meglio non interrogarsi: questo al fine di evitare la formulazione di ipotesi inquietanti.
Piuttosto, ai tanti contatti di sinistra che sono preoccupati del “pericolo fascismo” in Europa, vorrei ricordare che il presente scenario di guerra con annesso rischio di escalation, è stato progettato e messo in atto da una Presidenza americana “di sinistra” e che i liberali e progressisti europei sono, in questo momento, i più convinti sostenitori dell’interventismo Nato.
Le formazioni populiste dei vari paesi europei, invece, almeno a parole enunciano la necessità d’una distensione con la Russia. Il fatto che, in caso di escalation, esse molto probabilmente tradirebbero questa dichiarazione d’intenti, non azzera la differenza con una sinistra che, invece, è guerrafondaia già a partire dagli enunciati.
Dunque, pur non avendo affatto fiducia e simpatia verso le formazioni politiche populiste oggi presenti nei Parlamenti europei, a fronte d’un rischio di guerra mondiale non ho alcun dubbio riguardo a chi davvero rappresenti il Male.
L’idealismo e l’estremismo dei progressisti, infatti, hanno generato un sistema economico mercatista e fondato sulla Tecnica, che ha spezzato il patto sociale nei singoli paesi. Parimenti, quello stesso idealismo persegue un’idea suprematista di occidente che – nel momento in cui la Tecnica ha scalzato l’umano in quanto fondamento della storia – non si fa alcun problema a far degenerare le relazioni internazionali fino alla possibilità concreta di escalation globale.
Io, proprio come le persone di sinistra preoccupate per Salvini, avverto in questa fase un clima da anni ’30. Solo che per me, oggi come allora, la minaccia è rappresentata da un idealismo che vuole imporre la propria e presunta superiorità morale, la propria e presunta “missione civilizzatrice”, a livello mondiale e per via militare. Oggi come allora, quindi, la minaccia è rappresentata da visionari guerrafondai che si trovano al comando di una potenza bellica.
In altre parole ancora, la minaccia all’umanità è oggi rappresentata dagli Stati Uniti, dalla Nato e da quella internazionale liberal che concorre allo scatenamento d’una guerra Nato-Russia su suolo europeo.
La maggioranza delle persone che si autoqualificano di sinistra, anche in nome d’un “antifascismo” immemore della natura di classe e antimperialista della lotta al fascismo, è invece schierata al fianco di quello stesso idealismo – ieri pangermanico e nazionalista, oggi occidentale e globalista – che proprio come negli anni ’30 si propone l’obiettivo di incendiare l’Europa.