Salvini e il Crocifisso obbligatorio

Articolo del 24 luglio 2018

Veniamo da vent’anni di egemonia d’un edonismo nichilista che aborre qualsiasi cosa possa essere retaggio generazionale, appartenenza territoriale, identità collettiva. Un edonismo che ha orrore della sfera del sacro perché essa, come qualunque altra cosa s’interroghi sulla finitezza umana e sulla morte, può distogliere l’individuo-consumatore dal soddisfacimento immediato dei piaceri e, quindi, dal consumare, defecare e poi di nuovo consumare.
Orbene, la reazione all’imposizione di quest’indottrinamento nichilista qual è?
Magari – si sarebbe potuto ipotizzare – promuovere, far studiare, divulgare i retaggi e le memorie della collettività in quanto valore culturale fondante (tra i quali retaggi ci sono, ovviamente, le forme popolari e territoriali della religione cattolica)?
Ma no, non sia mai!
La risposta all’azzeramento dei retaggi generazionali è invece, secondo questi geni della Lega, rendere il Crocifisso obbligatorio! Così, anziché comprendere storicamente le questioni in ballo e giungere a una nuova sintesi, si pretende di tornare agli anni ’50 alimentando, così, le reazioni di ostilità verso la già bistrattata sfera del sacro.
Una costellazione liberal di folli nichilisti e cantori del post-umano da una parte, trogloditi passatisti, interessati solo al consenso spicciolo e immediato dall’altra.
Ma andatevene tutti affanculo, va là…