Russia: abbandonare il tifo, attivare l’analisi

Articolo del 10 luglio 2018

In Russia viene colpito, in senso liberista-regressivo, il sistema pensionistico.
Era chiaro già nelle cose da me scritte in passato ma siccome, come ho scritto ieri, il cervello di ognuno sta ormai assumendo la medesima logica formale che regola il cervello d’un militante della jihad islamica, bisogna sempre spiegare.

Il fatto di trovarci immersi in una propaganda mediatica anti-russa e in una contrapposizione economica e militare con quel paese, è qualcosa che non coincide affatto con gli interessi concreti dell’Italia né con quelli degli altri paesi europei.
Malgrado quel che dice la propaganda dei nostri media, inoltre, gli interessi imperialisti che la Russia difende rispetto ai paesi a lei confinanti o rispetto a quelli implicanti rapporti d’alleanza ereditati dal periodo sovietico sono, per quanto in alcuni casi discutibili, molto meno pericolosi per la pace mondiale rispetto agli interventi di destabilizzazione geopolitica e militare che gli Stati Uniti vanno innescando in ogni angolo del pianeta.

Chiarito questo, però, aggiungo che sarebbe assurdo considerare la Russia come un modello sociale e istituzionale al quale rifarsi.
La Russia, infatti, è un sistema capitalista, in cui lo Stato è controllato da oligarchie economiche proprio come da noi; un paese in cui poco tempo fa è stata istituita una riforma che, proprio come negli Stati Uniti, ha abrogato la gratuità e universalità dell’assistenza sanitaria; un paese in cui, infine, si prospetta oggi un allineamento e anzi – come si può evincere dall’articolo sopra linkato – finanche un superamento in senso peggiorarivo dei canoni occidentali per ciò che riguarda l’età pensionabile.

Se ci fosse spazio per ragionare anziché per tifare, questa notizia dovrebbe proporci almeno due campi d’indagine storiografica e teorica.
1) Dice l’articolo sottostante: “Il sistema pensionistico vigente fino a oggi in Russia è quello introdotto nel 1928 dal governo sovietico di Stalin che stabilì l’età pensionistica più bassa al mondo: 60 anni per gli uomini e 55 per le donne; il che si associava alla drastica riduzione dell’orario di lavoro”.
Questo dato – unitamente al fatto che l’Urss sia stato il primo paese a sancire per legge piena parità di diritti fra donne e uomini nonché l’assistenza sanitaria universale e gratuita – dimostra come per molte conquiste sociali dell’Europa occidentale, abbia pesato l’influenza indiretta dell’Urss. Orbene, suddetto dato quale portato di comprensione storica dispiega? Ovvero, quale riflessione strategica per il presente esso potrebbe fornire?
2) Quando parliamo di neoliberismo e di globalismo, in genere intendiamo l’Occidente. Dal momento che quest’ultimo si trova in contrapposizione strategica e talora militare con paesi come Russia e Cina, siamo erroneamente portati a credere che questi ultimi rappresentino un’alternativa sistemica al liberismo occidentale.
Certo, le differenze ci sono. Così come è evidente che le componenti di classe dirigente più guerrafondaie e pericolose per gli equilibri globali siano, oggi, nella parte occidentale. Va posta, quindi, un’altra domanda.
Esclusa per manifesta mancanza di prove la teoria complottista secondo cui il multipolarismo del mondo, in questa fase storica, sarebbe solo un’illusione e tutto ricondurrebbe invece a un’unica e leviatanica cupola mondiale, che tipo di quadro generale possiamo tracciare a partire da questa situazione di difformità e al contempo uniformità sistemica vigente fra i blocchi geopolitici?

Ebbene, io credo che il quadro generale possa essere ottenuto solo sforzandosi di comprendere che, se da una parte esiste un liberismo-globalismo occidentale volto a scontrarsi con gli altri blocchi geopolitici, dall’altra esiste un processo di adeguamento capitalista della società alla Tecnica, che è trasversale ai blocchi geopolitici in contrasto fra di loro e prescinde, altresì, dalle varie tipologie di capitalismo che quei blocchi esprimono.
E dunque: nel momento in cui si avversano le politiche imperialiste e guerrafondaie del capitalismo occidentale, è possibile al contempo contrastare questo processo capitalista più generale e trasversale?

Per poter almeno provare a ragionare di queste cose, occorre preliminarmente estromettere il tifo e lasciare spazio al sobrio rigore dell’analisi.