Lo stato nascente: ovvero ciò che accomuna politica e amore (nel bene e nel male)

Articolo del 12 luglio 2018

Molti miei contatti – più giovani di me – vivono la politica con il legittimo entusiasmo dei neofiti.
Vivono l’ambito attivista-militante entro la condizione di quello che il sociologo Francesco Alberoni (paraculo ma non certo impreparato) chiama lo stato nascente: ovvero il senso di esaltazione determinato dalla fase iniziale e costituente di un rapporto, duale o di massa che sia.
La fibrillazione interiore dovuta alla condizione di stato nascente, dunque, accomuna le relazioni sentimentali e i movimenti politici nella loro fase d’avvio (ma si potrebbe aggiungere all’elenco anche la fondazione d’un gruppo musicale o altro ensemble artistico). Lo Stato Nascente è, in definitiva, quel qualcosa di ineffabile ch’è proprio dell’innamoramento. Innamorarsi significa, sempre e comunque, essere rapiti estaticamente da qualcosa che sta in quel momento nascendo.
Poi, accade che ci si ammali. Specificamente e per dirla con una poesia di Edgar Allan Poe, la malattia in questione è quella febbre chiamata vita.
Il procedere della vita, innanzitutto, fa esperire a chi fa politica lo scacco e la sconfitta. Quell’esaltazione e quella sensazione di poter fare tutto ch’è propria degli innamorati, quindi, si schiantano contro le asperità del reale.
Poi, l’essere umano rivela quel lato oscuro che l’essere immersi nello stato nascente, fino a poco prima, impediva di vedere o comunque faceva passare in secondo piano: così come, dopo un certo tempo, i difetti del/della partner di coppia cominciano a diventare via via sempre più pesanti da tollerare, parimenti la tanto amata e idealizzata comunità politica di appartenenza si rivela essere un crogiuolo di miserie umane; invidie, competizioni, pugnalate alla schiena si materializzano brutalmente e, soprattutto, lo fanno in misura niente affatto inferiore a quella del sistema socio-economico che si pretende di combattere.
Infine, a seconda dell’indirizzo politico intrapreso, a incidere sullo stato nascente possono esserci anche le ferite sul piano penale e giudiziario che il fare politica può arrecare. Ma questo, appunto, vale solo per alcune tipologie di percorso.
Il punto generale è che, dopo aver esperito tutto questo, si può continuare ad avere coscienza politica, si può continuare a essere dei militanti, ma la sensazione di vivere entro uno stato nascente, dopo tante botte di disillusione che la vita ha inferto, quella non torna più.
Temo, talvolta, di non poter mai più vivere la sensazione d’essere in uno stato nascente. Dunque, in certi momenti non so che darei a qualcuno o qualcosa che mi desse possibilità di rivivere quella condizione; tramite la politica o, meglio ancora, tramite altra forma di aggregazione collettiva.