Letture utili sul summit Trump-Putin, al di là delle distorsioni ideologiche

Articolo del 18 luglio 2018

Segnalo, invitando alla lettura, tre articoli sul summit Trump-Putin.
In tutti e tre i casi, si delinea uno scenario molto più complesso di quanto le letture legate alla polarizzazione ideologica di questa epoca – vale a dire quella che contrappone liberal e populisti – abbiano fatto credere.
Infatti, sia la stampa liberal che le componenti più eurasiatiste della costellazione sovranista, hanno delineato lo scenario d’una “alleanza” fra Trump e Putin, nonché di una finalizzazione di tale alleanza al dissolvimento dell’Unione Europea. Ovviamente, i liberal hanno tratteggiato questo scenario in termini allarmistici mentre gli eurasiatisti ne hanno tratto conferma dell’esistenza d’un fronte transnazionale – guidato da Trump – che si opporrebbe al globalismo occidentale e si proporrebbe la nascita di un nuovo ordine multipolare.
Purtroppo, questo piano di lettura rappresenta nulla più che uno dei possibili scenari in campo. E la fragilità delle basi di tale scenario è stata confermata, poco fa, dalla retromarcia di Donald Trump che, a 24 ore di distanza dal summit col presidente russo in cui aveva enunciato l’opposto, è tornato ad accusare la Russia d’ingerenza su quel voto del novembre 2016 che l’ha visto vincitore.

Il primo articolo che segnalo, è del sociologo Alberto Tarozzi. In questa ricostruzione, si sottolinea il fatto che ben pochi temi sull’agenda dei due presidenti siano stati effettivamente sviscerati durante il summit. Di più: l’unica certezza politica che si può trarre dalle dichiarazioni in conferenza stampa congiunta, è il mantenimento d’una netta distanza di posizioni sull’Iran e, quindi, il permanere del rischio di una guerra macro-regionale con potenzialità di escalation imprevedibili.
https://www.alganews.it/…/incontro-putin-trump-fumo-russia…/

Il secondo intervento che segnalo, è del giornalista Manlio Dinucci. Nell’articolo, sono elencate le forze che negli Stati Uniti si oppongono alla distensione dei rapporti con la Russia e puntano, invece, ad acuire la contrapposizione militare con quest’ultima: in primis i Democratici, poi ampia parte dei Repubblicani, quindi l’Inghilterra e infine la stessa Unione Europea.
Il giornalista si chiede se, alla fine, Trump sarà in grado di mantenere eventuali accordi distensivi con Putin. La retromarcia del presidente americano avvenuta poche ore fa fornisce al quesito, per il momento, una risposta pesantemente negativa.
http://www.voltairenet.org/article202043.html

Infine, ormai con una certa regolarità segnalo gli interventi dell’analista geopolitico Pierluigi Fagan e dunque lo faccio anche in quest’occasione.
Nell’intervento sottostante, Fagan avvalora la tesi – espressa dai globalisti con preoccupazione e dai sovranisti con entusiasmo – secondo cui Trump sarebbe – o cercherebbe di essere – il “curatore fallimentare” dell’ordine unipolare a guida occidentale emerso dopo il crollo dell’Urss e che i liberal vorrebbero a qualsiasi costo mantenere in piedi. Ma l’autore sottolinea altresì come da questo fallimento storico del liberismo-globalismo non stia per ora emergendo un nuovo ordine, giacché il numero degli attori in campo è decisamente irriducibile a qualsivoglia semplificazione dualistica.
https://www.facebook.com/pierluigi.fagan/posts/10215600044529775

Ribadendo l’invito alla lettura, concludo con tre mie considerazioni sulle polarizzazioni politiche che attraversano il campo occidentale.
1) Anche se, per quello che ne sappiamo, il primo uso militare della bomba nucleare dal ’45 a oggi potrebbe essere in futuro opera di Trump nello scenario d’un conflitto con l’Iran, il pericolo principale che minaccia l’umanità è oggi rappresentato dalla “internazionale liberal” giacché quest’ultima avversa il multipolarismo nascente e punta all’assai più pericolosa contrapposizione Nato-Russia.
2) Proprio come quella “internazionale populista” che Steve Bannon – forzando non poco la realtà – enuncia come già esistente, la internazionale liberal non è riconducibile alle classificazioni storiche di destra e sinistra bensì è trasversale a esse. Theresa May e i Tories britannici, per esempio, quantunque di destra sono oggi geopoliticamente riconducibili, almeno per l’aspetto guerrafondaio verso la Russia, a quello stesso fronte liberal al quale appartengono i Democratici americani.
3) Posto che i liberal rappresentano un fattore storico di idealismo e di estremismo che è disposto – come già i nazisti del Terzo Reich – a incendiare il mondo in nome della presunta superiorità morale dei suoi dogmi e della sua missione storica, l’entusiasmo di parte della costellazione sovranista verso Trump e i suoi alleati populisti in Europa è mal riposto.
Col populismo finora impostosi elettoralmente nei paesi occidentali, infatti, non siamo di fronte a dei rivoluzionari ma, al contrario, a dei segmenti di potere parimenti allineati all’ideologia neoliberista degli avversari e che, per realismo e calcolo dei rapporti di forza, potrebbero domani rovesciare uno per uno gli intenti dichiarati: proprio come ha dimostrato Trump poche ore fa.
Soltanto l’irruzione e l’imporsi di un sovranismo di segno socialista nei paesi europei, può modificare il quadro e consentire la nascita di una prospettiva politica capace di opporsi effettivamente alla deriva guerrafondaia in cui i liberal vogliono far precipitare l’Europa e il mondo.