In morte di Carlo Vanzina: sul perché gli Anni ’80 siano diventati “eterni”

Articolo dell’11 luglio 2018

Carlo Vanzina ha fatto nel cinema quello che, successivamente, Silvio Berlusconi ha fatto nella politica e nell’opinione pubblica: ipostatizzare e rendere “eterni” gli anni ’80.
Ma perché gli anni ’80 sono rimasti e tutt’ora rimangono un paradigma valoriale di massa, una nostalgia antropologico-culturale apparentemente inossidabile?
Forse perché tutto ciò che è venuto dopo – per esempio il culto neo-moderno del progresso e della tecnica fatto proprio dalla sinistra nei ’90 – è solo variazione sul tema. Andando a stringere, i valori egemoni nell’epoca della new economy erano i medesismi del decennio paninaro: aspirazione alla scalata sociale, individualismo, edonismo e così via.
Forse Vanzina, Berlusconi e altri, sono riusciti a eternalizzare il paradigma degli anni ’80 perché quello fu l’ultimo decennio in cui il capitalismo svolse il proprio mestiere di ideologia, vendendo sogni e visioni di futuro.
Certo, si trattava di sogni e visioni mendaci. Quel sogno diceva che in molti ci saremmo arricchiti: è andata diversamente. Quel sogno diceva che la vita di tutti sarebbe stata contrassegnata dal divertimento: è andata diversamente; abbiamo delle scariche momentanee di piacere generate dal consumo, certo, ma non vero e proprio divertimento alla People from Ibiza (anche per dispiegare quella frivolezza lì, c’è infatti bisogno di collettività, non di umanità atomizzata davanti al pc).
Il punto è che, dopo gli anni ottanta, il capitalismo non ha più neppure tentato di vendere sogni.
Esso si è limitato al determinismo storico, cioè allo spacciare come ineluttabilità e come fenomeni “naturali” le proprie tendenze di sviluppo e le proprie strategie di accumulazione. Il determinismo – l’idea che la Storia segua tracciati prestabiliti – era insomma l’ultima arma retorica per distogliere l’attenzione dal venir meno d’ogni realistica prospettiva di miglioramento del benessere pro capite.
In altre parole, con la fine degli anni ’80 finisce la possibilità per il capitalismo di fare promesse e si avvia, quindi, quella condizione che nel dibattito filosofico è stata definita fine del futuro.
Se non interverrà qualche nuovo dispositivo ideologico nell’immaginario collettivo, rischiamo che gli anni ’80 si rivelino “attuali” – poiché ultimo decennio ottimista e apparentemente pre-nichilista – anche nel prossimo secolo.