E anche per oggi si fa la rivoluzione colorata domani…

Articolo del 25 luglio 2018

Si può invocare la propria superiorità morale quanto si vuole, si può essere in questo supportati dai media, ma poi si torna sempre lì: alla domanda staliniana “quante divisioni ha il Papa?”.
Se il campo liberal – sulla base dei risultati elettorali nonché dei recenti sondaggi – si è ridotto a rappresentare a malapena il 20% della popolazione italiana, i suoi esponenti possono strillare, imprecare, mettersi le magliette rosse, stracciarsi le vesti ma alla fine – se il miracolo di moltiplicare il pane e i pesci continua a non verificarsi e il governo Lega-M5S, anzi, continua a crescere nel gradimento della maggioranza dei cittadini – gli autoproclamati latori di superiorità morale dovrebbero, perlomeno, prendere atto della propria condizione oggettivamente minoritaria.
Invece, questa presa d’atto è ben lungi dal manifestarsi. L’esponente d’avanguardia del fronte liberal Roberto Saviano, infatti, un giorno sì e l’altro pure produce dei test sui social network atti a misurare la possibilità, per l’Italia, di una “rivoluzione colorata” sul modello ucraino (vedi tweet qui a fianco). Una mobilitazione di massa, cioè, che parta dal non riconoscimento democratico del risultato elettorale e generi una sorta di guerra civile, contro avversari definiti come “non umani”, la cui intensità sarebbe ovviamente da verificare sul momento.
Ma come Saviano riconosce lamentosamente in questo post, tutti i test giornalieri ch’egli produce per dare il via a una Piazza Tahrir o a una Piazza Maidan in versione casereccia, vanno regolarmente a vuoto. Per un addetto alla propaganda che soltanto pochi mesi fa era riuscito – divulgando una notizia che l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) ha di recente certificato come bufala – a farsi anticipatore e promotore di un bombardamento Nato ai danni di un paese sovrano, è comprensibile che questo possa generare frustrazione.
Oltretutto, a questo si aggiunge il problema per cui Saviano è definito dai media liberal come “intellettuale”: se lo fosse, allora apparterrebbe a una categoria di intellettuali invero anomala. Infatti, oltre al fatto ch’egli non ha mai creato un solo paradigma teorico-analitico originale, saremmo per la prima volta di fronte a un “intellettuale” privo di qualsivoglia competenza per ciò che riguarda la filosofia, l’economia e la sociologia.
La deficienza rispetto a quest’ultima disciplina, in particolare, è ravvisabile nel post sottostante. Saviano, nel suo ennesimo test inascoltato per la rivoluzione colorata, chiama a raccolta “cantanti, medici, stilisti, produttori” più altri ambiti di lavoro creativo-cognitivo. Insomma, istintivamente egli si rende conto di non potersi certo rivolgere a metalmeccanici, facchini, manovali, commesse di supermercato e addetti alle pulizie.
Quello che Saviano non capisce, è che il suo disprezzo liberal per le classi povere o impoverite implica, in un sistema di tipo neoliberista, un conseguente disprezzo per la maggioranza della popolazione.
Come imporre la propria “superiorità morale” se si fa parte della minoranza benestante della società e se, rispetto alla maggioranza non benestante, l’approccio non è di conquista dell’egemonia ma solo di disprezzo e demonizzazione?
Davvero, se il tutto non assumesse anche risvolti ridicoli e di comicità involontaria, l’impresa in cui si stanno imbarcando i liberal potremmo definirla maestosamente tragica, tanto è disperata.