The Walking Dead e la società divisa in classi

Articolo del 9 giugno 2018       

 

Molti di coloro che conoscono la serie tv The Walking Dead, non conoscono il fumetto di Robert Kirkman e Charlie Adlard da cui  essa è tratta. Ebbene, sappiate allora che la versione a fumetti non ha subito il tracollo qualitativo e di ascolti della versione audiovisiva ma ha negli ultimi anni, anzi, addirittura affinato la qualità della sceneggiatura e dei disegni.
Negli ultimi due numeri del comic book usciti negli Stati Uniti – il 179 e il 180 – la piccola comunità di sopravvissuti all’apocalisse-zombie di quindici anni prima, scopre l’esistenza di un’altra comunità, molto più grande e strutturata.
Una volta recatisi là in visita, i protagonisti scoprono che in questo sistema più complesso l’organizzazione sociale – a differenza che nella loro comunità – si è stratificata in classi, ovvero secondo differenziazioni di reddito e di status.
Pertanto, fra gli esponenti della comunità più piccola, si accende una discussione. Alcuni notano che, avendo dovuto fino a quel momento pensare solo alla sopravvivenza, essi non hanno neppure avuto il tempo di formare delle classi; segno, quindi, che le classi sono una conseguenza della civilizzazione. Altri sostengono che le classi, in effetti, danno una spinta motivazionale alle persone per elevare la propria condizione: certo, alla fine non tutti riescono a elevarsi ma – come recita il dogma liberale – è importante che tutti abbiano comunque l’opportunità di tentare. Altri ancora, però, respingono tutte queste riflessioni sottolineando, al contrario, l’assurdità di ricostruire daccapo una società fondata sulla divisione tra chi ha e chi non ha.
Fin qui nel numero 179.
Nel numero successivo, i leader delle due comunità s’incontrano e, intorno al tema delle classi, anche fra loro si accende una discussione.
La leader della comunità grande afferma che quello della divisione in classi è il modo in cui, da sempre, è stato ordinato il mondo. Il leader della comunità piccola – che è poi Rick Grimes, ovvero il personaggio-protagonista, primum inter pares della serie – le risponde: “allora forse c’è bisogno di un Nuovo Ordine Mondiale”. Alludendo, ovviamente, a un ordine mondiale di tipo socialista.
Beh, che dire?
Potremmo ritrovarci, in un prossimo futuro, a dover constatare: certo che di fumetti così non se ne fanno più.