Tette, interdizione e sensualità nel corpo sociale

Articolo del 7 giugno 2018       

Sta anche accadendo questo: maestre di scuola che fanno coprire le tette di una statua affinché i bambini non ne siano “turbati”.
L’epoca in cui vengono enunciati i diritti civili sul versante della sessualità, diventa altresì l’epoca del bigottismo di ritorno.
Sbaglierebbe di grosso chi pensasse che si tratti d’un rigurgito di società tradizionale-patriarcale: il fenomeno in atto è invece strettamente connesso al politically correct e all’isteria alimentata dalla telematizzazione.
Infatti, dal politically correct deriva l’approccio regolazionista, ostile a qualunque prospettiva di auto-regolazione della società sul versante del linguaggio e dei costumi.
Un regolazionismo che diventa isteria e psicosi quando rapportato all’educazione dei bambini: nell’ottica educativa egemone o comunque ricorrente negli ultimi anni, questi ultimi non devono apprendere la vita ma, al contrario, starne percettivamente distanti a scopo “protettivo”.
E così, il seno femminile torna nella sfera dell’assolutamente interdetto: viene non mostrato ma fatto scorgere da televisione e pubblicità, viene utilizzato come dispositivo scandalistico-mediatico dalle Femen e così via.
Alcuni sostengono che l’interdizione amplifichi lo spazio della sensualità. E allora ditemi un po’ voi se questa epoca – nell’immaginario, nelle relazioni umane e sociali – possa definirsi o meno contrassegnata da sensualità: io percepisco, al contrario, un’onnipervadenza di stimoli sessuali indiretti generati dall’infosfera, alla quale corrisponde però una progressiva e raggelante frigidità del corpo sociale.