La sinistra liberal e l’ammissione della sconfitta storica: Alfredo D’Attorre

Articolo del 29 giugno 2018       

Dopo otto anni di discussione politica su questi argomenti, è normale e tutto sommato umano che io e pochi altri, oggi, proviamo una certa soddisfazione.
A partire dal 2010 e cioè poco prima dell’inizio dell’austerity imposta dall’Unione Europea, io e quei pochi altri facevamo ancora formalmente parte della sinistra nominalmente detta e, quindi, all’interno di quest’ultima abbiamo cominciato a sostenere certe posizioni in maniera totalmente isolata e, sempre, derisa e osteggiata.
La storia adesso ci ha dato ragione: magari questo nostro essere dalla parte della ragione era relativo più alla diagnosi della fase che alla proposta operativa, ma nondimeno la vittoria storica di quel nostro paradigma interpretativo si delinea oggi in modo netto e inequivocabile.
Dapprima, questa vittoria teorico-analitica ce l’hanno consegnata quei risultati elettorali che hanno condannato la sinistra all’irrilevanza sociale prima ancora che parlamentare. Ora, in questi giorni, stiamo altresì assistendo allo spettacolo di leader del centrosinistra che si profondono in autocritiche radicali e implacabili, assolutamente impensabili fino a pochi mesi fa.
Non ha alcuna importanza stabilire, adesso, se queste posizioni autocritiche diverranno egemoni nell’area progressista, se esse rappresentino una mera operazione di rebranding o se potranno giovare alla sinistra – cosa di cui io dubito fortemente – per un futuro recupero di consenso elettorale.
Tutto questo, ora, interessa poco o nulla. Quello che interessa, invece, è che queste autocritiche, sincere o meno, nel momento stesso in cui vengono pronunciate certificano la sconfitta storica – perlomeno sul versante dell’egemonia – del liberismo-globalismo: un’ideologia di cui il progetto di stato unico europeo è stato articolazione strategica e di cui la sinistra è stata incarnazione politica.

Dopo l’intervento di Carlo Calenda di due giorni fa – che ripudiava il progetto di stato unico europeo nonché l’approccio deregolazionista rispetto ai flussi migratori – ecco oggi Alfredo D’Attorre di Liberi e Uguali dichiarare esplicitamente che l’aggressione frontale e demonizzante che la sinistra ha sferrato contro il sovranismo, ha rappresentato un errore strategico esiziale.
Dice D’Attorre: “Si pensi, ad esempio, alle parole con le quali PD e LeU, sia pure con diverse proposte programmatiche, hanno provato a stigmatizzare la posizione delle forze poi risultate vincitrici: populismo, sovranismo, protezionismo. Si può discutere se questi termini abbiano un significato determinato, certo è che con questo vocabolario è molto difficile intercettare il voto di un popolo che si sente abbandonato e tradito dall’establishment, che reclama voce politica, ossia sovranità, rispetto a luoghi di decisione percepiti come sempre più distanti e opachi, e che chiede nuove forme di protezione economica a fronte dei guasti di una globalizzazione sregolata. Adoperando con disprezzo parole la cui radice è popolo, sovranità, protezione, la sinistra non ha semplicemente rifiutato le risposte di Lega e M5S, ma ha negato alla radice le domande stesse che sono state espresse dall’elettorato popolare.”

Vorrei dire a D’Attorre nonché ai tanti esponenti di sinistra con cui ho discusso in questi anni: ma non facevate prima a dare retta a chi, facente all’epoca ancora parte della sinistra, queste stesse cose le diceva già otto anni fa?
Per dirla in modo evangelico: “voi non avete voluto e, adesso, la vostra casa è andata in rovina”.