Pluri-recensione delle ultime serie tv sci-fi e horror

The Terror
Questa serie – stilisticamente caratterizzata dal tocco tecnico e classicheggiante del produttore esecutivo Ridley Scott – risulta molto ben fatta nella definizione di personaggi e ambientazione storica. Non so se l’Ottocento fosse davvero così o se sia un’immagine dello stesso sedimentatasi presso noi contemporanei, sta però di fatto che il contrasto fra situazione estrema (navi bloccate nel pack del Polo Nord e circondate da misteriose creature) e il formalismo dell’Inghilterra coloniale, funziona molto bene. Qualche perplessità, al quinto episodio, con l’apparizione del “mostro”. Ma vedremo più avanti come procede.

Counterpart
Una spy-story ben fatta, ben recitata e, rispetto alla media delle serie tv, con una colonna sonora d’un certo impatto. La spy-story, però, non riguarda il conflitto fra Stati bensì quello fra universi paralleli venuti a contatto tramite passaggio interdimensionale. Il motivo d’interesse principale per questa serie, però, consta soprattutto della prestazione dell’attore protagonista J. K. Simmons: interpretando un personaggio nonché il suo Doppelganger dell’universo parallelo, Simmons riesce a rendere due personaggi identici nell’aspetto ma estremamente diversi, giocando su variazioni minime della postura fisica, dello sguardo e del tono di voce.

Altered Carbon
Una serie ambientata in un futuro che è – deliberatamente e ostentatamente – ispirato nell’ambientazione a Blade Runner. Il tema portante non riguarda però i Replicanti, bensì la possibilità di effettuare un “download cerebrale” della coscienza e della memoria da un corpo all’altro e, di conseguenza, vincere la morte. La serie è ad alto budget, quindi effetti speciali e scenografia sono ai livelli d’un blockbuster cinematografico. L’approccio è politicamente schierato: tutte le innovazioni tecnologiche, nel futuro descritto, sono intrecciate ai rapporti e alle contraddizioni di classe. Malgrado tutto questo, il problema della serie risiede in una certa “freddezza” complessiva, che ne limita la forza di coinvolgimento.

Philip K. Dick’s Electric Dreams
Questa serie si è conclusa ormai diversi mesi fa. E’ stutturata per episodi autoconclusivi e che sono incentrati tematicamente su innovazioni tecnologiche e futuri distopici: quindi, con questi presupposti, il confronto con Black Mirrror diventa inevitabile. Possiamo subito dire che l’impatto emotivo e il portato di critica sociale sono in questo caso inferiori ma, considerando che ogni episodio è ispirato a un racconto di Dick, impressiona anche vedere come questo autore abbia saputo anticipare – cinquant’anni fa – tutti i temi correnti della fantascienza nonché ampia parte di quelli inerenti al dibattito scientifico (le realtà virtuali, la trasmissione per via tecnologica della coscienza e così via). Ad ogni modo, tutti gli episodi sono ben diretti e ben recitati con la presenza, talvolta, di attori di grosso calibro come Geraldine Chaplin o Steve Buscemi.