Hugo Pratt, il primo innovatore del medium-fumetto

Articolo del 20 marzo 2018       

Su suggerimento di un amico, ieri sono andato a vedere la mostra su Hugo Pratt organizzata a Bologna dall’istituzione Genius Bononiae.
Bella, curata e approfondita, questa mostra mi ha ricordato che:
1) Pratt è stato il primo esponente italiano del fumetto d’autore. Formatosi collaborando con l’argentino Hector Oesterheld (uno che negli anni ’50 scriveva sceneggiature complesse quando i fumetti ancora erano, per davvero, roba da bambini), è stato tra i primi a superare un certo schematismo figurativo, tra i primi a inserire le inquadrature come negli storyboard cinematografici.
2) Il fumetto d’autore degli anni ’70 – i francesi di Metal Hurlant, gli italiani di Frigidaire, l’underground americano di Robert Crumb – ha compiuto sì grandi innovazioni, ma sempre all’interno di dimensioni narrative ridotte, di racconti brevi. Solo a metà degli anni ’80 – con Alan Moore e con Art Spiegelman – il fumetto d’autore comincerà ad assumere la struttura del romanzo. Ebbene, Pratt arriva a questo risultato vent’anni prima, con Una Ballata del mare salato (1967).
3) L’incontro tra fumetto seriale-popolare e fumetto d’autore si compie nello stesso periodo dell’assunzione della forma-romanzo: precisamente nel 1986 con Dark Knight di Frank Miller, Watchmen del già citato Alan Moore e, in Italia, con Dylan Dog di Tiziano Sclavi. Ma Pratt realizza questo sincretismo tra autorialità e avanguardia da una parte, vocazione popolare e adesione alla letteratura di genere dall’altra, anche in questo caso con vent’anni di anticipo.
4) E tutto questo senza soffermarsi sulla potenza evocativa del tratto, sulla ricchezza e varietà di spunti culturali contenuti nelle sceneggiature e così via. Dunque, per le ragioni sopra dette si può dire che, per quanto riguarda i grandi riformatori del fumetto a livello mondiale, Pratt debba necessariamente rientrare di diritto fra i due-tre più grandi di sempre.