The Killing of a Sacred Deer: il più grande film del 2017

Articolo del 1° aprile 2018      

The Killing of a Sacred Deer – produzione irlandese-americana del 2017 – uscirà in Italia a giugno col titolo Il Sacrificio del Cervo Sacro, cioè a un anno dall’uscita negli altri paesi. Questo malgrado la presenza di Colin Farrell e Nicole Kidman nel cast.
Il regista è greco, si chiama Yorgos Lanthimos e si è fattto conoscere al pubblico internazionale, due anni fa, col film politico-distopico Lobster.
Un chirurgo, forse, uccide involontariamente un paziente durante un intervento. A prima vista, si direbbe che il figlio del paziente morto lanci quindi una maledizione contro la famiglia del chirurgo: i due figli di quest’ultimo vengono affetti da inspiegabile paresi alle gambe e il giovane fa sapere al medico ch’egli dovrà uccidere un membro a scelta della propria famiglia per compensare la persona anni addietro morta sotto i ferri; diversamente, tutta la famiglia del chirurgo – due figli e una moglie – morità di malattia inspiegabile.
Ho detto “forse” e “a prima vista”, perché non è affatto detto che le cose stiano davvero nei termini che ho appena esposto. Il film non fornisce, infatti, alcuna interpretazione risolutiva. E’ un’opera ove nulla è certo, fuorché l’impossibilità per l’uomo di sfuggire ai meccanismi del destino e all’espiazione dello stesso: insomma, i medesimi temi trattati da Eschilo e Sofocle 2.500 anni fa.
In The Killing of a Sacred Deer, la dicotomizzazione tragica non è solo fra Destino e libero arbitrio, ma anche tra la scienza e un piano che non è meramente “paranormale” bensì è quel particolare piano che – kubrickianamente – eccede il prevedibile e il conoscibile e, dunque, eccede altresì ogni possibile spiegazione della propria inconoscibilità.