Teorie della Rete: la necessità di ripensare tutto (10-07-2014)

Articolo del 10 luglio 2014

Forse, dal punto di vista teorico, riguardo a Internet è arrivato il momento di tirare i remi in barca.
Questo articolo, riferendo di figure statunitensi che un tempo decantavano la potenza emancipatrice del web e ora sono pentite di tale ingenuità analitica, cerca appunto di farlo.
L’ipotesi è che la dissoluzione in atto del ceto medio e dell’occupazione, siano strettamente collegate alla fruizione di contenuti gratuiti online e, ovviamente, anche ai social media. In breve: tutti più poveri, tutti semi-occupati o disoccupati, ma al contempo tutti appicicati allo schermo con la possibilità di sentire musica e guardare film gratuitamente. Una proletarizzazione di massa che però non viene percepita, a causa dell’elevato livello di consumi virtuali che Internet garantisce a tutti.
Chiunque abbia un minimo – ma proprio un minimo – di preparazione, sa che le teorizzazioni di Gianroberto Casaleggio e del M5S riguardo alla Rete, sono null’altro che rimasticature di concetti risalenti a 25 anni fa.
Le prime teorie apologetiche sul web, infatti, si diffusero in Italia negli anni 1989-1990 nell’ambito della sinistra radicale – in principio tramite la rivista milanese Decoder – che le aveva a sua volta importate dagli ambienti liberal-radical degli Stati Uniti.
La filosofia post-strutturalista di Deleuze e Guattari – teorizzante sistemi sociali reticolari già nel 1980 – aveva creato le pre-condizioni di quest’accoglienza.
Dopodiché, le teorie libertarie di marca statunitense si sposarono al retaggio teorico dell’operaismo italiano e, quindi, la Rete e i suoi consumi gratuiti finirono per essere salutati come la materializzazione (virtuale) del “comune” o “bene comune”.
Orbene, penso sia il caso di cominciare a riflettere e, soprattutto, temo sia necessario rivedere un po’ di filosofemi sgangherati. In particolare, la degenerazione della teoria operaista è constata dell’aver interpretato le spinte al consumo provenienti dal basso come una forma di soggettivazione ed emancipazione sociale.