Contro gli Stati Uniti d’Europa, per l’Europa delle Costituzioni (08-01-2015)

Articolo dell’8 gennaio 2015

Mantengo per ora il silenzio sull’analisi dell’attentato di Parigi contro la redazione di Charlie Hebdo ma, riguardo alle manovre politiche che si stanno generando intorno a essa, avrei da dire qualcosa.
Vedo che molti sono preoccupati per la strumentalizzazione in chiave xenofoba da parte di Salvini e della Le Pen. Beh, io percepisco qualcosa che mi preoccupa assai di più.
Mi riferisco all’editoriale di ieri apparso sul quotidiano di Confindustria, ovvero il Sole24Ore. Il direttore Roberto Napoletano ha scritto che, a fronte dell’attentato di Parigi, “occore rispondere con gli Stati Uniti d’Europa e la forza politica del più grande mercato di consumo al mondo che decide finalmente di dire la sua non solo con la moneta unica ma anche con un esercito unico”.
La maggior parte dei miei contatti facebook si definisce di sinistra e, per questo motivo, immagino sia perlopiù favorevole al commento sopra riportato. Ebbene, chiedo soprattutto a queste persone “a sinistra” di seguire il mio ragionamento con onestà intellettuale. E questo non perché io voglia convicervi ma, semplicemente, per porvi dei dubbi.
Voi siete convinti che un Super-Stato continentale sia un fatto positivo giacché positivo e progressivo è, secondo il pensiero di sinistra contemporaneo, il dissolvimento dello Stato-nazione. Qualunque punto di vista favorevole allo Stato-nazione, di converso, viene considerato reazionario se non addirittura fascista.
Bene, faccio presente allora che suddetta convinzione implica l’oblio di 150 anni di storia. Significa non conoscere – o meglio dimenticare deliberatamente – la storia dei movimenti operai europei, dei movimenti anti-colonialisti africani, del movimenti anti-imperialisti sudamericani: fenomeni storici in cui la vocazione all’internazionalismo era coniugata alla rivendicazione della sovranità nazionale nonché a un’immaginario patriottico.
In secondo luogo, sembra che nessuno di voi si sia mai chiesto se il dissolvimento dello Stato-nazione non sia per caso un’istanza legata alle esigenze di deregolamentazione del capitalismo finanziario: questi necessita difatti di uno spazio liscio, deterritorializzato, dove l’accumulazione possa procedere priva di ostacoli sociali, statuali e, soprattutto, costituzionali.
Molti di voi, però, ritengono che gli Stati Uniti d’Europa potranno liberarci dal giogo distruttivo delle politiche liberiste di austerità perché i socialisti europei e Tsipras, una volta che avranno il governo di un Super-Stato continentale, invertiranno la rotta. Ora, io non posso smuovere la vostra incrollabile fiducia nei confronti della sinistra europea, ma posso chiedervi: se l’auspicio espresso dal direttore del Sole24Ore divenisse realtà – cioè se gli Stati Uniti d’Europa venissero creati domani mattina – cosa accadrebbe? A questa domanda vi chiedo di rispondere con onestà.
Sulla base dei rapporti di forza vigenti e sulla base dell’architettura euro-federale fin qui materializzatasi, io sostengo che la creazione immediata degli Stati Uniti d’Europa disvelerebbe:
a) un’entità statale a-costituzionale, priva giuridicamente del principio di sovranità a base popolare;
b) un combinato istituzionale in cui gli organismi elettivi (Parlamento Europeo) hanno un potere irrisorio – e comunque non di indirizzo – nei confronti degli organismi economici (BCE, Commissione Europea, MES);
c) in ragione del punto precedente, un’entità i cui vertici economici negoziano con gli Stati Uniti accordi finalizzati ad aumentare a dismisura il potere delle multinazionali sul piano normativo (TTIP e CETA).
Sulla base di quanto detto, l’accellerazione dell’euro-federalismo in questa fase e in queste circostanze non significherebbe altro che la materializzazione sul piano giuridico-istituzionale dei rapporti di forza già vigenti sul piano economico. Quindi, un totalitarismo di segno liberista.
Quindi, a tutti coloro che sono preoccupati per il “pericolo fascista” di Le Pen e soci, dico che un governo fascista in una data nazione è qualcosa contro cui si può comunque combattere.
Ma un totalitarismo di dimensioni continentali, privo di Costituzione e tarato normativamente sugli interessi delle multinazionali, è una trappola da cui, una volta entrati, non si può più fuggire.
Ritengo dunque che, mentre l’attenzione generale è concentrata sulla riedizione dello “scontro di civiltà”, le strategie del capitalismo – non tanto di dominare il mondo quanto di sostituirsi a esso – stiano prendendo la palla al balzo e che occorra quindi contrastarle.
Il passaggio di fase, allora, credo consti del rigettare la distopia globalista e totalitaria degli Stati Uniti d’Europa e del rilanciare, al contrario, la visione plurale, internazionalista e democratica di una Europa delle Costituzioni.